mercoledì 8 aprile 2009
E' una giornata difficile da affrontare. Due richieste di aiuto diverse e lontane tra loro mi costringono a scelte rapide ed efficaci.
Da un lato la mia famiglia che richiede presenza per affrontare le esigenze di un bimbo di qualche mese da troppi giorni influenzato e febbricitante, dall'altra la tragedia dell'Abruzzo resa viva dalla voce di alcuni miei ex studenti che chiedono aiuto.
Da un lato la mia famiglia che richiede presenza per affrontare le esigenze di un bimbo di qualche mese da troppi giorni influenzato e febbricitante, dall'altra la tragedia dell'Abruzzo resa viva dalla voce di alcuni miei ex studenti che chiedono aiuto.
Decido di rispondere, come posso, a tutti... esco tardi di casa dopo aver cambiato, nutrito, coccolato il mio pupozzo... con l'intenzione di rincasare per le operazioni di "messa a nanna"...Alle 10.00 A.M. sono al casello dell'autostrada A24... una brevilinea coda immobile preannuncia una lunga traversata.Alle 12.10 P.M. ho percorso 2 chilometri dal casello... un cordone della polizia stradale per l'incolonnamento dei mezzi sopra le 7,5 t ha ridotto l'autostrada a una corsia... ma la colonna si sta diradando e inizio a vedere il nero dell'asfalto.L'autostrada è un deserto...fa paura... attraversare viadotti e gallerie mette i brividi.
In 40 min sono all'uscita L'Aquila Ovest... obbligo di uscita. Le montagne sono ancora coperte di neve. Vista da qui la città è esattamente come me la ricordavo... nessuna traccia del disastro annunciato. Nemmeno 200 metri e tutto si palesa nella sua brutalità... buchi, voragini, contorsioni metalliche, cumuli di macerie, tetti schiantati a terra come se in precedenza fossero sorretti dal nulla... poche persone e tutte in divisa. Mi avvicino a chiedere informazioni ma nessuno è del posto... spaesamento.
Chiamo Ilaria la studentessa che ho riconosciuto il giorno prima in un'intervista sul TgX di turno. Devo recarmi a Pianola per portare acqua e qualche altro genere di primo soccorso.Ciò che rimane della casa rosa di famiglia e molto rispetto al cumulo di macerie ingabbiato in quello che doveva essere un vettore per la ristrutturazione.
Una squadra dei Vigili del Fuoco di Lucca entra esce dalla casa trasportando tutto ciò che rimane... "hai visto M.... le tue scarpe nuove!"... e tutto vuole tornare alla quotidianità!Sul prato di casa iniziano ad accumularsi ricordi e beni... alcune cianfrusaglie che da oggi diventano tasselli fondamentali di un'esistenza.
Sto per andarmene quando vedo la possibilità di montare un riparo di fortuna con il telo occhiellato comperato il giorno prima.
In una mezz’ora realizziamo quello che per un po’ sarà il luogo di aggregazione di una famiglia allargata a vicini e parenti più o meno prossimi… un riparo sotto al quale riunirsi e ricominciare…
Me ne vado malvolentieri… sento di lasciare un lavoro non finito… ritornerò… magari con nuove ed ulteriori forze…
Mentre mi allontano noto un edificio sventrato al cui interno si muove una esile figura… mi avvicino, salgo una scala tremolante apro una porta minuscola resa pesantissima dal disassamento dell’architrave e vi trovo una nonnina alla ricerca del libretto della pensione… davanti a lei il vuoto dovuto al crollo del muro e del solaio… la convinco ad uscire e mi preoccupo di trovare qualcuno che si possa prendere cura di lei… mi avvicino alla strada che costeggia ciò che riamane della casa… non faccio in tempo a fermare una jeep dei Carabinieri ma subito dopo si ferma quella della Guardia Forestale di L’Aquila… fortuna!Nell’auto c’è il prefetto!!! Credo si chiami Gabrielli, e se non ho capito male è il nuovo prefetto… si mette subito a disposizione… non è da tutti… mi chiede di seguirlo con “la signora” al campo Arcobaleno dove provvederanno a fare la denuncia di smarrimento del libretto e la pratica per il nuovo… rimango senza parole… vista la disponibilità chiedo quale sia la situazione nella provincia… “nessuno ancora ha realmente compreso le dimensioni del disastro”… con un tono che non scorderò mai… quando si dice che le parole escono dal cuore non si riesce mai a descriverne il suono… non lo dimenticherò!
In una saxò carica di acqua e latte, che si muove a fatica, chiacchiero del più e del meno con la nonnina… scopro che nella vita era stata la governante di molti dei prefetti che avevano preceduto il nostro salvatore… che dire!
Lascio nonna -nella concitazione mi son dimenticato di chiederle il nome- al campo Arcobaleno coccolata dalle attenzioni di un anziano vicentino, volontario della protezione Civile, che parla solo in dialetto (quando si parla di multiculturalità non siamo secondi a nessuno).Ogni saluto ha il peso di un addio… stavolta trattengo a stento le lacrime…
Proseguo la mia consegna porta a porta… e nella successione incontro:
- Ex immigrato nel Lussemburgo rientrato a Pianola da due anni con la moglie
- Cesarino… che non vuole scendere dalla sua montagna... e che afferma sia Dio ad avermi mandato
- una famiglia italo-moldava
A tutti lascio viveri, teli antipioggia, fornellini da campeggio e il mio numero di telefono… perché ho capito che non finirà qui… ormai mi sono fatto coinvolgere.
Faccio rientro a casa abbraccio la mia fortunata famiglia e aspetto che i miei nuovi amici mi chiamino…
Nel libro della mazzantini "venuto al mondo" uno dei protagonisti si chiama diego e mi fa pensare a te o tu a lui..immagino che nn avrai tempo di verificarlo leggendo impegnato come sei..magari un giorno..BRAVO marco!!!!!
RispondiEliminaterrenzia
che dire se non essere orgogliosa di avere un figlio così ricordati che l'amore e la gratuità paga sempre continua così grazie amore
RispondiEliminaLeggo e penso.
RispondiEliminaLeggo e sento.
Leggo e sono felice,
felice che ci siano persone come te.
gio