Ci troviamo di buonora con Valeria, Federica, Betta al primo autogrill della A24. Le due Auto sono piene degli aiuti raccolti nei giorni precedenti… Pieno il bagagliaio, pieno l’abitacolo… ogni prodotto, ogni oggetto porta con se la preoccupazione e la speranza di chi l’ha donato… nei giorni precedenti la nostra partenza amici e parenti si sono attivati in una catena fatta di sentimento e pragmatismo… ognuno ha proiettato negli acquisti e nelle donazioni il proprio spirito di servizio, civico… non si tratta di carità ma di condivisione di partecipazione vera e sentita… oggi a distanza di qualche mese la condizione non è mutata, segno che non si tratta di spicciola foga emotiva.
Inizia il nostro viaggio, senza meta ma con l’obbiettivo di far buon uso delle risorse messe a disposizione e il compito di raccogliere sul campo ulteriori richieste.
Decidiamo di uscire a Tornimparte per raggiungere i paesini arroccati tra le montagne… dopo poco incontriamo un piccolo centro abitato e da qui inizia la distribuzione porta a porta…
La prima famiglia incontrata fa un po’ di difficoltà ad accettare il nostro aiuto; alla dignità e ritrosia tipiche di questi luoghi si aggiunge il timore di trovarsi di fronte a quegli sciacalli che in queste prime ore proiettano la loro ombra nefasta tra il dolore e la disperazione… non appena si supera lo scoglio e si accerta la gratuità dell’aiuto si riescono a distribuire le prime derrate… acqua pasta scatolame vario, stoviglie di plastica, saponi… tutto per la quotidianità… una frase inizia a farsi persistente… “basta, aiutate chi ha più bisogno di noi” detta così forse non fa effetto, ma li per li ha messo i brividi… l’altruismo si mescola alla speranza di chi vuole che tutto ciò finisca presto… di chi vuole che il domani torni a essere frutto della proprie forze… padrone della propria vita e del proprio futuro.
Nell’eterogenia e nella complessità della natura umana non mancano gli egoismi… li incontriamo e li tolleriamo perché non siamo qui per giudicare e per insegnare nulla, a nessuno…
Capite le esigenze primarie ci limitiamo a fornire pacchetti standard di prodotti, in quantità proporzionale ai nuclei familiari.
Il percorso e lungo e costellato di incontri che vorrei raccontare uno per uno… credo però che sia poco proficuo e dispersivo… sarò più generico.
Il territorio ormai è costellato di accampamenti più o meno organizzati… ci sono molte più tendopoli gestite dalla Protezione Civile rispetto a mercoledì… chi ha un giardino davanti a casa, i più, lo ha trasformato in un camping… alcuni hanno una tenda della P.C. ma la stragran maggioranza ha provveduto con le proprie forze… striminziti igloo che portano con se ben altri ricordi, fatti dell’atmosfera magica di vacanze più o meno avventurose,oggi, sono ciò che più assomiglia alla domesticità… a quella domesticità così brutalmente interrotta dal sisma…
Si consegna e si raccoglie. Si raccolgono racconti, sfoghi, lacrime e sorrisi… una volta entrati nel circolo della disperazione si perdono le regole della prossemica… nell’abbraccio, nel contatto di una stretta di mano, nella pacca sulla spalla, si stringe un vincolo con persone che fino ad un attimo prima si aveva il timore di disturbare… di violare nella propria intimità… saltano schemi e preconcetti, improvvisamente si ravviva uno stadio di umanità ormai divenuto ancestrale… non si è più individui ma comunità… di tanto in tanto mi chiedo se questi avvenimenti non facciano parte di un ciclo naturale… la natura che mette in riga la società… la natura che interviene sull’antropico per rimetterlo in riga, su binari più consoni alla nostra natura animale… pippe? Forse…
Tra le poche certezze che abbiamo c’è quella di raggiungere Roberto e la sua famiglia con le tende comprate con l’aiuto degli amici di Nexse… passando per Genzano raggiungiamo Pianola.
Prima di andare da Roberto passiamo da Cesarino ed il suo gruppo di amici… si son fatti arrivare da amici del Luxemburgo delle tendone per far fronte all’emmergenza… non sono molto pratici di campeggio… e le tende sono grandi e complicate anche per noi “giovini”. Ci dividiamo in due squadre… Betta e Federica con gli amici lussemburghesi (?) io e Valeria con Cesarino e la moglie… in un’oretta le tende sono in piedi… lascio alla vostra immaginazioni le emozioni del momento per non correre il rischio di far diventare queste righe una stucchevole pagina del libro Cuore…
Montiamo le tende da Roberto buttendola un po’ in caciara come si dice a Roma… un po’ di allegria è quello che ci vuole… Sono delle mega tende della Quequa… di quelle che lanci in aria ed il più è fatto… santa allegria che stempera l’atmosfera…Una splendida e calda giornata non può che aiutare…
Roberto e la moglie a stento reggono il gioco, sono stanchi e preoccupati, ma forti… entrano nella parte sapendo che il gioco deve continuare anche dopo di noi… Giacomo e Letizia, i figli, hanno bisogno di tutto questo… sdrammatizzare alla loro età è più complicato ed innaturale…
Partendo incrocio lo sguardo di Giacomo in piedi immobile davanti al cancello che una volta apriva sulla loro splendida realtà… è uomo, non ha più bisogno di parole per esprimersi.
Giacomo, adolescente che sogna di diventare ingegnere meccanico della scuderia Ferrari… che scruta il cielo con il suo telescopio…
Letizia che ha riempito la sua tenda di un pallido color rosa fatto di indumenti e cianfrusaglie da bimba… che ostinatamente e caparbiamente esige di coprire il suo ruolo sociale di bambina…
E’ il più gran dolore per me.
Finiamo il nostro tour… sono le 16:00 le macchine sono quasi vuote… siamo nella P.zza di Bagno Grande… aspettiamo l’arrivo di una persona che continua a vivere isolata tra le montagne avvisata della nostra presenza da alcuni concittadini incontrati sulla strada…
Nel piazzale c’è un tipo strano… a ridosso del bagagliaio aperto della sua audi vecchio modello ha aperto una sedia da campeggio e se ne sta seduto con i piedi sollevati… ci osserva.
Nell’attesa Valeria accompagnata da un alpino fa un giro tra le rovine del paese… noi si ciondola… un po’ stanchi e pronti a fare il punto… un po’ alla Tosatti… bonanima!
Betta si avvicina al tipo… passando affianco all’auto vede deposto sul sedile posteriore un fagottino di pochi mesi… si allarma e ci chiama… cosa ci fa un neonato in un auto nel cuore del sisma…
Octavian, il padre ci racconta la loro storia…
La loro casa è stata posta sotto sequestro perché ritenuta inagibile. Dopo una notte in tendopoli si sono allontanati per recuperare poche cose dalla loro casa… al ritorno il loro posto nella tenda è stato riassegnato… dopo otto anni di integrazione nel paese si è visto voltare le spalle perché rumeno… da uomo dignitoso e provato da ben altro nella vita ha deciso con la propria moglie di arrangiarsi diversamente… non vogliono lasciare il paese, hanno fatto fatica ad entrarci… non ci pensano a mollare… usano l’auto come riparo… il bimbo, Sebastian, da 5 gg dorme in auto coccolato e scaldato dai genitori… sta bene.
Non vogliono chiedere più nulla a nessuno per la paura di un altro rifiuto.
Al momento sul piazzale il termometro dell’auto segna 4°.
Lo sconcerto fa immediatamente largo alla risolutezza… con gli ultimi teloni occhiellati e utilizzando come supporto una fermata dell’autobus iniziamo a costruire un riparo… Octavian con le sue capacità da muratore ci è di grande aiuto…Mentre il riparo prende forma si avvicina un pompiere di origini siciliane e d’istanza a Udine… ci aiuta non solo con le sue doti tecniche… la sua mediterraneità alleggerisce quel macigno che si è conficcato tra costole e sterno.
Nel giro di una ventina di minuti il piazzale si riempie di pompieri… come formiche operose si termina velocemente l’intervento… mentre alcuni proseguono alla definizione maniacale della “tenda” si crea un clima goliardico… ci si racconta, si scherza sulle capacità alcoliche… contest veramente arduo tra un veneto e un friulano!!!Tra una parola e l’altra esce anche la perplessità di questi uomini di esperienza sulle operazioni di soccorso… loro possono farlo, conoscono l’emergenza, ne sono i domatori… possono perché conoscono quella umbro-marchigiana… sanno confrontare…
Sebastian e i suoi genitori ora hanno un posto dove ripararsi durante il giorno, per la notte rimane qualche problema…Lasciamo dei fornelli e delle bombole, e tutto ciò che è rimasto… e il solito numero di telefono per rimanere in contatto.
Si sta facendo buio… possiamo tronare… le auto vuote di aiuti si riempiono di riflessioni, di analisi, nell’arduo compito di domare le emozioni… siamo solo all’inizio… lo sappiamo tutti…
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